Meditazione sul Padre nostro-parte 1

Alcuni elementi di carattere letterario

La preghiera più famosa dei cristiani è contenuta nel Vangelo e, nello specifico, nei testi di Matteo e Luca, anche se con delle differenze tra loro, sia nella lunghezza della preghiera che nel contesto in cui Gesù la insegna.

Versione del Padre nostro del Vangelo secondo Matteo (6,7-15) Versione del Padre nostro del Vangelo secondo Luca (11,1-13)
7Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. 8Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. 9Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome;
10venga il tuo regno;
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
11Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
12e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
13e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.
14Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; 15ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.




















1Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». 2Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
3dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
4e perdonaci i nostri peccati,
perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore,
e non ci indurre in tentazione».
5Poi aggiunse: «Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani, 6perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; 7e se quegli dall’interno gli risponde: Non m’importunare, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli; 8vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza.
9Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 10Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. 11Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? 12O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? 13Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!».
  • Due versioni della preghiera. E leggermente diverse. Perché?
    • Probabilmente perché Gesù avrà ripetuto diverse volte il “Padre nostro” ai suoi discepoli (affinché lo imparassero: visto che non ha scritto nulla, lo ripeteva per farlo imparare a memoria ai suoi ascoltatori). Nel ripeterlo, probabilmente, cambiava qualche espressione o aggiungeva o toglieva dei “pezzi”. Questo perché più che la precisione delle parole, a Gesù interessava lo stile e il contenuto della preghiera.
  • Due versioni con due contesti diversi:
    • In Matteo, dopo il Padre nostro, Gesù insiste sul perdono agli altri per ricevere il perdono di Dio;
    • In Luca, viene, invece, sviluppata l’idea di pregare con insistenza per ricevere ciò che si chiede, perché il Padre (buono) non nega ai figli ciò che viene chiesto (il dono dello Spirito Santo).
  • Due versioni in due contesti diversi:
    • In Matteo, il Padre nostro è inserito nel discorso della montagna, insieme alla catechesi sul digiuno e l’elemosina;
    • In Luca, l’insegnamento della preghiera scaturisce da una richiesta di uno dei discepoli che vede Gesù pregare.

Sulla struttura della preghiera

La preghiera del Padre nostro è divisibile in due parti:

  1. La prima con le tre richieste “divine” (sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà);
  2. La seconda con le quattro richieste “umane” (dacci oggi il nostro pane quotidiano; rimetti a noi i nostri debiti; non ci indurre in tentazione; liberaci dal male).

In altre parti della Scrittura c’è questo binomio divino-umano:

  1. I dieci comandamenti: ci sono i tre comandamenti che riguardano Dio e ci sono i comandamenti che riguardano gli uomini;
  2. I due comandamenti più importanti: amare Dio e amare il prossimo.

Questo ci dice che anche nella preghiera del Padre nostro, non si può guardare a Dio senza guardare anche all’uomo. Ciò che riguarda Dio ha poi sempre delle ricadute “positive” anche sull’uomo. Dio e l’uomo sono legati, perché uno è Padre e gli altri sono figli.

Per la meditazione

Voi dunque pregate così:
Padre

In Rm 8,15, Paolo ha questa espressione: «avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: “Abbà, Padre!”». Padre, traduce il termine greco Patèr che è lo stesso che si ritrova in Mt nella preghiera del Padre nostro, e Paolo lo accosta al termine ebraico Abbà, che noi traduciamo in italiano con “Papà”. Quindi dire Padre, anche nella preghiera del Padre nostro, significa dire Papà nostro.

Gesù, quindi, ci introduce non solo nel rapporto con Dio Padre, ma nella sua familiarità, in un rapporto di amore e affetto che c’è tra i figli e i loro genitori. I genitori si preoccupano per i figli e cercano di non fargli mancare nulla e figli sanno che possono sempre trovare nei loro genitori accoglienza e protezione. Questo è il rapporto tra Dio e noi.

Posso domandarmi:
Che rapporto ho io con Dio?


nostro

Gesù si rivolge ai suoi discepoli e gli insegna come pregare, per questo dice “Padre nostro”. Nell’aggettivo possessivo “nostro” non è incluso, però, Gesù stesso. Questo ci dice tre cose:

  1. Il rapporto con il Padre è diverso tra Gesù e noi. Lui è il Figlio “naturale”; noi i figli adottivi. Lui ha il diritto di essere e sentirsi Figlio; per noi c’è un dono della grazia di Dio che ci permette di essere e sentirci figli suoi;
  2. Essendo nostro, Dio è Padre di tutti e allo stesso modo. Non fa preferenze di persone: non ci sono figli preferiti agli altri; i buoni sono figli tanto quanto i cattivi, e viceversa. Ha per tutti le stesse attenzioni («figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni» Mt 5,44ss).
  3. Gesù non ci fa pregare il Padre “mio”, ma il Padre “nostro”. Di fronte a Dio, anche se da soli, noi siamo sempre in compagnia dei fratelli, degli altri. La relazione personale con Dio è, sì, personale, ma non singola. Di fronte a Dio, gli aggettivi “mio” o “tuo”, oppure l’opposizione “noi” e “voi” sono un abominio! Pensarsi separati o diversi da altri è un peccato. E un peccato grave.

Questo vale sia all’interno di una comunità che, ad altri livelli, nello “scontro” tra “noi” e “gli altri”: la mia chiesa e quella degli altri; il mio quartiere e quello degli altri; tra quelli che sono dentro e quelli che sono fuori; tra la mia civiltà e la civiltà degli altri; tra la mia religione e la religione degli altri. Tutto ciò che separa e divide fa ribrezzo a Dio. Il diavolo è colui che divide!

Posso domandarmi:
Sono capace di vivere il “nostro” in maniera piena? Oppure sono io motivo di divisione tra “io” e “tu” o tra “noi” e “voi”?
Sono consapevole che la divisione non appartiene a Dio?


che sei nei cieli,

i cieli, nella cosmologia antica erano il luogo di residenza degli dei e, nel nostro caso, di Dio. Sono il luogo inaccessibile all’uomo perché lì abita la divinità. Affermare la presenza di Dio nei cieli significa riconoscere che, nonostante la sua vicinanza come Padre, come Papà, egli è anche distante e altro rispetto a noi.

Dire che il Padre è nei cieli, è mettere in pratica il settimo dono dello Spirito Santo: il timor di Dio. Timore non si traduce con paura. Noi non dobbiamo avere paura di Dio, appunto perché è nostro Padre. Ma dobbiamo avere timore, cioè rispetto, perché Lui è diverso da noi. È il rispetto che si deve ai genitori. Quindi amore misto a riverenza, perché ci danno la vita e ci sostengono. Come fa il Padre che è nei cieli.

Questa differenza, tra noi sulla terra e Dio nei cieli, inoltre, non allontana il Padre dai suoi figli, ma, anzi, ci ricorda e sottolinea quanto è grande l’amore di Dio per noi: non potendo noi abitare i cieli, è Lui che, per mezzo di Gesù, è sceso sulla terra, proprio per portarci nei cieli, a casa sua.

Posso domandarmi:
Tengo i miei occhi rivolti ai cieli? Oppure sono chiuso sulle cose della terra?


sia santificato il tuo nome;

Rimanda, in positivo, al secondo dei comandamenti: «non pronunciare il nome di Dio invano». Se questo comandamento ci dice di non offendere il nome di Dio, l’invocazione del Padre nostro ci ricorda di santificarlo. In primo luogo con il culto: la messa! Ma anche con la mia vita.

La coniugazione del verbo, poi, che rimanda ad un futuro (“sia santificato”) chiede anche a Dio che Egli si manifesti nella sua santità, nella nostra vita e nel nostro mondo.

Posso domandarmi:
Santifico il nome di Dio?
Desidero che Dio santifichi il suo nome, cioè si manifesti al mondo, per la sua salvezza?


venga il tuo regno;

Il regno di Dio è il tema caro a Gesù. In realtà è il vero motivo per cui Egli è venuto nel mondo: per instaurare il regno del Padre.

Sempre Gesù, ci ha fatto capire che questo regno non è di questo mondo («Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù» Gv 18,36). Il suo regno è il regno dei cieli.

Il regno che porta Gesù non è questione di stati o di politica, ma è la sua signoria nei nostri cuori. La venuta del Regno di Dio è l’assenza del male e l’allontanamento del maligno («se io scaccio i demòni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto fra voi il regno di Dio» Mt 12,28).

Noi chiediamo a Dio che allontani la presenza del maligno nei nostri cuori e sia invece Lui, Dio, ad abitare in noi.

Posso domandarmi:
Voglio veramente che Dio abiti nel mio cuore?
Sono pronto a tutto quello che questo implica?


sia fatta la tua volontà,

Chiedere che sia fatta la volontà del Padre, significa che l’orante si mette nella disposizione di accogliere ciò che il Signore vuole, per lui e per il mondo.

Non sempre è facile comprendere quale sia la volontà del Padre. In realtà esistono almeno due volontà di Dio. Una prima personale (quella più difficile da comprendere, perché significa capire cosa devo fare nella mia vita).

C’è poi una seconda volontà del Padre, che riguarda tutti in quanto cristiani: in Mt 7,21, Gesù dice «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli». Questa affermazione è inserita in un contesto più ampio, nel quale si parla degli alberi buoni che fanno frutti buoni, e degli alberi cattivi che fanno frutti cattivi. Si può concludere che la volontà del Padre, quella generale per tutti i cristiani, è di fare frutti buoni, opere buone, secondo il proprio stato di vita (quindi secondo la volontà del Padre per la mia vita personale).

Nella preghiera noi diciamo “sia fatta la tua volontà”. Però il termine “sia fatta” non rende pienamente il senso del verbo greco presente nel Vangelo. Infatti, si dovrebbe tradurre “venga”, “si compi” o “si realizzi”. In altre parole, se è vero che il compito di chi prega il Padre nostro è impegnarsi per compiere la volontà di Dio, lo stesso orante, con questa invocazione, chiede a Dio la forza di compiere la sua volontà.

Posso domandarmi:
Cerco la volontà di Dio nella mia vita?
L’ho capita e voglio metterla in pratica?


come in cielo così in terra.

Ritorna il cielo come abitazione di Dio e la terra come abitazione nostra.

La volontà di Dio in cielo si compie perfettamente, perché lì c’è Lui e quindi tutto và come Lui vuole. Sulla terra c’è bisogno, invece, che il cielo si faccia presente, affinché si compia la volontà di Dio anche in terra, così come si compie perfettamente in cielo.

Al tempo stesso, però, lì dove si compie la volontà di Dio in terra (la volontà che ha per la mia vita personale, e la volontà “generale” per tutti gli uomini), si rende presente il cielo!

Posso domandarmi:
Dove incontro il cielo su questa terra?

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