Meditazione sui dieci comandamenti-seconda parte

Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio.       

L’onore per il padre e la madre, oltre ad essere il doveroso rispetto per i genitori, è legato al restare di Israele nella Terra promessa. Questo significa il rispetto e l’onore per la propria storia, familiare e sociale, che ha portato noi ad essere qui ed oggi.

Onorare il padre e la madre è fare memoria della propria storia, del proprio vissuto personale, familiare, sociale ed ecclesiale. Se oggi io ci sono e sono così è perché c’è una storia prima di me che conduce a me e che dopo di me prosegue.

Al limite, tutta la storia dell’universo è servita affinché io oggi potessi esistere!

Qual è il mio rapporto con i miei genitori e familiari?

Penso mai che se qualcosa nella storia dei miei genitori e della mia società fosse stata anche di poco diversa in sarei diverso o non sarei affatto?

Ho mai pensato che tutto l’universo esiste perché io possa esistere?


Non uccidere.        

Non uccidere è il comandamento più facile da comprendere se consideriamo l’uccisione come omicidio. Ma, ci ricorda Gesù, non uccidere non significa solo commettere un omicidio: «21 Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. 22 Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.

23 Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24 lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono» (Mt 5,21-24).

Quanto cerco di essere disponibile e accogliente con le persone?Sento il peso della litigata e della divisione?


Non commettere adulterio.

Nella tradizione cristiana “non commettere adulterio” è diventato “non commettere atti impuri”. È un’estensione legittima, perché è comunque la Chiesa che ha il senso della moralità e ha il dovere di ricordarci anche quali debbano essere i nostri comportamenti.

In origine, però, il comandamento è legato non ad atti fatti in proprio, ma sempre e comunque in relazione all’altro. L’adulterio non è tanto un peccato di sessualità, ma un tradimento della persona che ho accanto. E il rispetto e la fiducia dell’altro è più importante di tutto.

Come vivo il mio rapporto con le persone che ho accanto?

E con me stesso?


Non rubare.           

Il furto è appropriarsi indebitamente di cose altrui.

E quando io rubo è perché penso solo a me stesso e non a coloro a cui sto sottraendo qualcosa.

Ma non è solo un furto di tipo materiale. Si possono rubare tante cose: la fiducia di una persona; il futuro delle nuove generazioni; ecc.

Ho mai rubato? Cosa mi spinge a farlo?


Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo. 

Non dire falsa testimonianza non è “dire le bugie”, ma dire male delle persone.

Mantengo a freno la lingua?


Non desiderare la casa del tuo prossimo.

Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».

Il desiderio delle persone e delle cose altrui si chiama invidia. Quando provo invidia delle persone e delle cose di altri è perché vorrei strapparle dalla vita di altri e portarle nella mia.

Sono invidioso di qualcuno? Perché?

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