Meditazione sui dieci comandamenti-prima parte

«Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù:

Dio fonda i comandamenti sul suo agire salvifico: prima libera e poi comanda.

L’israelita può e deve rispettare i comandamenti non perché li ha dati Dio, ma perché Dio ha agito e ha salvato il popolo.

L’Egitto è il luogo che rappresenta la condizione di lontananza del popolo da Dio, quello che noi oggi chiameremo condizione di peccato. Il peccato allontana da Dio e ci rimette come schiavi in Egitto.

Qual è il mio Egitto?

Da cosa Dio mi ha liberato, affinché io, riconoscente, possa rispettare la sua volontà?


non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai.

Il primo comandamento, che la Chiesa riassume con “non avrai altro dio all’infuori di me”.

Nell’Esodo Dio dice di non avere altri dèi che possano essere di fronte a Lui: nulla può stare di fronte a Dio. Proprio perché Dio, non c’è nient’altro che può essere pari a Lui: tutto è sotto di Lui, niente può essere suo pari e stargli di fronte.

Qualunque dio l’uomo si scelga è un finto dio, perché ce n’è solo uno ed è il più grande di tutti.

Adoro l’unico e vero Dio?Oppure ho i miei idoli che servo e a cui sottometto la mia vita?


Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso,

Chi è geloso vuole tutto per sé e non tollera altri che si frappongono tra lui e la cosa/persona amata. Dio si dice geloso, perché vuole Israele solo per sé, non vuole che egli si allontani da Lui seguendo altri idoli falsi che lo portano su strade sbagliate, fino a tornare in Egitto, cioè nella condizione di peccato e di schiavitù.

Rispetto l’unicità di Dio nella mia vita? Oppure l’oppongo ad altre cose?


che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi.

Dio si mostra con il suo essere giudice che impartisce la pena e, insieme, con il suo essere benevolo nei confronti di chi rispetta i suoi comandi. Con una differenza: la colpa è punita al massimo fino alla quarta generazione; la benevolenza si estende fino alla millesima generazione.

In Dio è più forte la misericordia che la giustizia.

Amo Dio? Oppure ho paura delle sue punizioni?


Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.

Il secondo comandamento è reso dalla Chiesa con “non nominare il nome di Dio invano”.

Il nome, nella Bibbia, rappresenta l’essenza di chi lo porta. Non è solo un identificativo, ma contiene tutta la persona.

Usare/abusare del nome di Dio significa usare/abusare di Dio stesso.

Dio non vieta di usare il suo nome, ma di non abusarne e usarlo invano.

Usare il nome di Dio significa far riferimento alla sua potenza; invocarlo è invocare la sua presenza e la sua benedizione.

Abusare del nome di Dio è, per esempio, chiedere il suo aiuto per frivolezze (prego per vincere al lotto!).

So che posso “usare” il nome di Dio? Come e in che modo lo uso?


Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro.

Il terzo comandamento è reso dalla Chiesa con “ricordati di santificare le feste”, cioè vai a messa.

In realtà il comandamento contenuto nella Bibbia è più profondo del solo ricordarsi di andare a messa la domenica e nelle feste di precetto.

Santificare il sabato è fare memoria (ricordarsi) dell’azione di Dio nella propria vita: per l’ebreo è ricordarsi che Dio ha creato il mondo e (secondo la versione del deuteronomio) ha salvato Israele.

Per il cristiano, santificare il giorno sacro (la domenica) significa far memoria della Pasqua di Gesù: ricordarsi chi si è sacrificato per noi e ringraziarlo per questo. Andare a messa non è rispettare un comandamento, ma un ritrovarsi per dire grazie a Dio del dono della vita del Figlio.

Vado a messa? Con quale intenzione? Perché è un comandamento o perché è il modo di fare memoria del sacrificio di Cristo?


tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te.

Il giorno di festa è tale per il singolo e per tutti. Tutti hanno l’obbligo e il diritto di rispettare il giorno di festa.

Con le nostre azioni e le nostre scelte noi costringiamo altri a non rispettare il giorno di festa.

Scelgo consapevolmente di far rispettare anche ad altri il giorno di festa?

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