Alcune questioni sulla Bibbia

Cercare di comprendere la specificità del testo biblico nella nostra fede e nella nostra vita spirituale significa affrontare alcuni temi fondamentali, che poi serviranno anche per dare una definizione di cosa è la Bibbia per i cristiani. Questi temi sono:

Bibbia divisa in libri
  1. La Bibbia come Parola di Dio;
  2. Gli autori della Bibbia;
  3. Il canone;
  4. La verità;
  5. L’interpretazione della Scrittura.

1. La Bibbia come Parola di Dio

Per prima cosa bisogna chiarirsi su cosa significa “Parola di Dio”. Possiamo dare due significati:

  1. Parola di Dio può essere la seconda Persona della Trinità, il Figlio, in quanto è definito anche come il Logos, cioè il Verbo o, appunto, la Parola del Padre;
  2. Parola di Dio è anche l’insegnamento che Dio ha dato agli uomini, cioè la rivelazione, ciò che ci ha fatto conoscere dall’inizio dei tempi ad oggi.

La Bibbia ha rapporto con tutti e due questi significati di Parola di Dio. Proprio perché il Figlio è il Verbo, è tramite Lui che il Padre ci dona il suo messaggio, cioè la sua Parola.  E questo messaggio è contenuto proprio nella Scrittura.

Dice, infatti, la Dei Verbum: «le sacre Scritture contengono la parola di Dio e, perché ispirate, sono veramente parola di Dio».

La Bibbia, quindi:

  1. contiene la Parola di Dio;
  2. è essa stessa parola di Dio.

La contiene perché in essa troviamo il messaggio che Dio vuole donarci.

È Parola di Dio perché proprio quelle parole e quei determinati libri sono stati voluti da Dio così come noi oggi ce li abbiamo.

Questa seconda cosa ci fa capire già da subito la differenza tra la Bibbia e altri testi che appartengono alla nostra fede. Prendiamo, per esempio, un testo del papa: esso contiene, in qualche modo, la Parola di Dio perché, come la Bibbia, ci trasmette un messaggio che viene da Dio stesso. Non è, però, Parola di Dio, perché quel testo è scritto solo da un uomo, il quale sceglie le parole e le espressioni per veicolare un messaggio.

Nella Bibbia, invece, interviene anche Dio stesso come autore, per questo si può pregare sulla Scrittura, soffermandoci anche sulle singole parole ed espressioni e non, invece, su un testo di un papa o di un santo.

2. Gli autori della Bibbia

Nello spiegare il rapporto tra Bibbia e Parola di Dio si è detto che Dio è l’autore della Scrittura. Questo significa che, come ogni altro autore umano, Dio è intervenuto direttamente nello scrivere il testo biblico. Bisogna, però, specificare meglio quello che significa questa affermazione.

Ci viene incontro, di nuovo, la Dei Verbum: «per la composizione dei libri sacri, Dio scelse e impiegò uomini in possesso delle loro facoltà e capacita, e agì in essi e per mezzo di essi, affinché scrivessero come veri autori tutte le cose e soltanto quelle che egli voleva».

Da qui si comprende che esistono due autori che, insieme, hanno scritto il testo sacro: Dio e gli autori umani.

Dio è autore perché ha “scelto” il significato e il messaggio che il testo doveva trasmettere; gli agiografi sono autori veri anch’essi, perché hanno fisicamente scritto il testo, con tutte le loro capacità e facoltà, scegliendo le parole e le espressioni che meglio potevano trasmettere ciò che sentivano venire da Dio.

Evangelisti

Si può dire che gli autori umani sono degli strumenti in mano a Dio per la scrittura della Bibbia. Come ogni strumento, esso non può agire se non c’è chi lo impugna e lo usa (in questo caso Dio), ma, al tempo stesso, lo strumento fa quello che deve fare con le proprie capacità. Per esempio, se io voglio scrivere una lettera e utilizzo una pena con l’inchiostro rosso, la lettera apparirà scritta in rosso e anche se voglio che appaia in nero, non trasformerà il colore, perché può solo scrivere in rosso.

Applicando questo esempio alla Scrittura, quando Dio sceglie un autore per un testo, si “adatterà” alle facoltà di quell’autore: se l’agiografo conosce solo il greco, scriverà il testo sacro in greco, non in ebraico o in latino e, inoltre, utilizzerà solo quelle parole che egli conosce, non altre espressioni che Dio potrebbe mettere, per miracolo, nella sua testa.

3. Il canone delle Scritture

Il canone è l’insieme dei testi che compongono la Bibbia.

Nella Bibbia ci sono solo quei testi che la Chiesa ha riconosciuto come ispirati da Dio, cioè da Lui voluti e “scritti” affinché veicolassero il messaggio che vuole lasciarci.

Ci sono voluti alcuni secoli prima che la Chiesa arrivasse a definire il canone una volta per tutte, sia per l’Antico che per il Nuovo Testamento.

Si differenziano dai testi della Bibbia i cosiddetti “apocrifi”, cioè testi che hanno la pretesa di essere ispirati anch’essi, ma che la Chiesa non ha riconosciuto come tali, anche se ha tratto dai loro contenuti alcune “informazioni” o insegnamenti comunque utili (il caso dei nomi dei genitori di Maria, che sono conosciuti tramite il Vangelo di Giacomo).

Solo i testi che sono contenuti nella Bibbia si possono dire ispirati e che, non solo contengono, ma che anche sono Parola di Dio.

4. La verità della Bibbia

Noi crediamo che la Bibbia dica il vero e non contenga cose sbagliate. Ma questa affermazione va spiegata e compresa bene.

Galileo Galiei

Come ebbe a dire Galileo Galilei in una lettera del 1615 la Bibbia ci dice come si va in cielo e non come va il cielo. In altre parole, l’obiettivo della Scrittura non è quello di descrivere oggettivamente i fatti storici, ma di utilizzarli per trasmetterci l’insegnamento di Dio, il quale, se lo mettiamo in pratica, ci conduce al Paradiso.

Quindi dire che la Bibbia dice il vero e non sbaglia significa dire che in essa è contenuto il vero e non erroneo messaggio di Dio per l’umanità, il quale ci conduce alla salvezza.

5. L’interpretazione della Bibbia

Sapendo che la Bibbia non è un libro che racconta oggettivamente la storia, ma che utilizza anche episodi storici per veicolare un messaggio di salvezza, è necessario saper interpretare la Scrittura.

L’interpretazione serve per ricordarci che ciò che è scritto letteralmente nella Bibbia non ha l’obiettivo di dirci come sono andate effettivamente le cose, ma che dietro di queste c’è un messaggio che dobbiamo scoprire. Non che il fatto non sia vero, ma che quella verità storica non è il motivo per cui è scritta la Bibbia, quindi l’autore poteva sentirsi libero di “modificare” il fatto per sottolineare il senso del messaggio salvifico di Dio.

I medievali avevano già compreso questo e avevano “inventato” un metodo di interpretazione. Nella Bibbia incontriamo due sensi: il senso letterale e quello spirituale.

Il senso letterale ci dice come sono andate le cose. Il senso spirituale quello che dobbiamo credere, fare e sperare.

6. Cosa è la Bibbia?

Alla luce di tutto questo, possiamo dire che la Bibbia è:

il messaggio che Dio, attraverso il linguaggio umano a noi comprensibile, ci ha voluto lasciare affinché noi potessimo ricercarlo, comprenderlo e applicarlo per raggiungere la salvezza.

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